Quante volte ci è capitato di sapere esattamente cosa non vogliamo più… Ma non avere la benché minima idea di quello che desideriamo davvero?
Senza una direzione chiara, ogni obiettivo – anche il più motivante – può diventare una giocata alla slot machine, dove a farla da padrona è la fortuna. Questo genera ansia, frustrazione e spesso porta all’immobilità.
E, in questi casi, non si tratta solo di sapere cosa vogliamo, ma anche di chi siamo disposti a diventare per ottenerlo.
La storia di Giulia
Giulia è arrivata da me con un desiderio: cambiare lavoro.
Era stanca del suo ambiente attuale, si sentiva spenta, frustrata e aveva bisogno urgente di una svolta. Ma quando le ho chiesto che tipo di lavoro desiderasse, non ha saputo rispondere.
Sapeva solo cosa non voleva più.
E non è raro. Quando siamo immersi nel disagio, è naturale concentrarci su ciò che ci pesa. Ma il rischio è restare prigionieri di una visione parziale: voler fuggire da qualcosa, senza sapere dove andare davvero.
Non solo: Giulia non si era mai chiesta se fosse davvero disposta a diventare la persona in grado di sostenere quel cambiamento.
A volte, prima ancora della strategia, serve lavorare sull’identità.
Chi devo diventare per ottenere ciò che desidero?
Quali competenze e abilità devo sviluppare per arrivarci?
Sono pronta a uscire davvero dalla mia zona di comfort?
Una volta chiariti questi aspetti, abbiamo potuto iniziare a costruire una strategia reale: definire l’obiettivo, suddividerlo in microstep, assegnare tempi, riconoscere le competenze da acquisire e – soprattutto – monitorare i suoi progressi.
E da lì, è cambiato tutto.
Perché succede?
Quando manca una strategia e una visione identitaria, il cervello interpreta l’obiettivo come una minaccia: troppo grande, troppo vago, troppo distante da ciò che siamo oggi.
Si attiva così il meccanismo dell’evitamento, non per pigrizia, ma per protezione.
Senza direzione e senza un piano, ci sentiamo sopraffatti. E spesso finiamo nella paralisi o nella disorganizzazione totale.
Come si costruisce una strategia efficace (che parte da chi sei)?
1. Parti da te.
Cosa non vuoi più, sì… Ma soprattutto: chi vuoi diventare? Che valori vuoi incarnare? Che stile di vita vuoi costruire?
2. Chiarisci l’obiettivo.
Un traguardo senza direzione precisa non è un obiettivo: è un desiderio vago. Sii specifica. Dai forma ai tuoi sogni.
3. Spezza il cambiamento.
Ogni traguardo può (e deve) essere diviso in tappe intermedie, realistiche, raggiungibili. Ogni passo, anche il più piccolo, è importante.
4. Sii onesta con te stessa.
Vuoi un cambiamento? Sei disposta a essere diversa da ieri?
A smettere di giustificare il tuo malessere e i tuoi fallimenti?
Perché stare male e fallire non è “normale”: è malsano, ed è – soprattutto – una tua responsabilità.
Sei disposta a fare scelte nuove? A imparare, cadere, rialzarti?
In conclusione
A volte non è la mancanza di talento o motivazione a frenarci.
È la mancanza di una strategia costruita sull’identità che vogliamo sviluppare.
Perché senza un piano, l’obiettivo ci schiaccia.
Ma con un piano che parte da chi vogliamo diventare, l’obiettivo ci guida… e ci aiuta a diventare la versione migliore di noi.