Era una giornata di sole, di quelle che iniziano a sapere di primavera. Lisa e Nora passeggiavano lungo un canale, accompagnate dai loro tre cani.
Una comitiva vivace: Oliver, un simil Amstaff di 25 chili, Burrito, 10 chili di meticcio tipo volpino, ed Emy, una pinscher di 5 chili che faceva da sentinella instancabile — sempre con un occhio ai bocconcini nascosti nelle tasche delle ragazze.
Oliver, detto Olly, adorava rincorrere bastoni, si divertiva insieme a Burrito su chi arrivasse prima. A volte dimenticavano di riportarli.
Quella mattina, incuriosito dal bordo del canale che solitamente era chiuso, si avvicinò un po’ troppo.
“Olly, stai attento che scivoli!”
E come nella più classica delle profezie auto avveranti — “non correre che cadi” — ecco che Olly, puntuale come un orologio svizzero, finì in acqua.
Nonostante sapesse nuotare, quando l’acqua si faceva profonda e la corrente troppo forte, Olly andava nel panico. Le pareti del canale, lisce e verticali, lo respingevano ogni volta che tentava di risalire.
Lisa e Nora provarono a lanciargli il guinzaglio, a tendergli una via di fuga, un appiglio. Niente da fare.
Il gigante buono si stava spaventando sempre di più.
Ed è qui che accadde qualcosa di sorprendente.
Burrito, il compagno di marachelle, si tuffò.
Non so cosa gli sia passato per la testa — forse non ci ha pensato affatto.
Dieci chili appena, nessuna possibilità concreta di tirare fuori Olly. Eppure, eccolo lì. Nella corrente. Con il suo amico.
Anche lui, ovviamente, non riusciva a risalire. Ma qualcosa era cambiato: negli occhi di Oliver, la paura si era trasformata. Non era più solo. Quella presenza, quel gesto tanto inutile quanto potente, gli diede forza.
Fu allora che Nora, senza pensarci due volte, si tolse di tasca telefono e premietti, scese nel canale e li spinse entrambi fuori dall’acqua.
Nel frattempo, Emy — sempre la più scaltra — approfittò del momento per dare un assaggio (abbondante) ai tanto sospirati bocconcini.
Fradici come pulcini, i cinque amici proseguirono la loro passeggiata. Un po’ più uniti, un po’ più stanchi, e certamente affamati.
Ho deciso di raccontarti questa storia perché quel giorno Burrito, il mio buffo cagnolino, mi ha ricordato qualcosa di fondamentale:
Non conta quanto siano alte le probabilità di riuscire in qualcosa.
Nemmeno se hai davvero i mezzi per farcela.
Conta se ci provi.
Conta il cuore che ci metti.
Perché spesso, il semplice gesto di esserci — anche quando non hai soluzioni, anche quando sembri troppo piccolo — può cambiare tutto.
Può ispirare chi ti sta accanto a non mollare.
Penso che ti scriverò ancora di questi piccoli eroi e della loro amica Mya, una gatta tricolore dal pelo lungo.
Perché se c’è qualcosa che gli animali ci insegnano ogni giorno, è cosa significa amare davvero.
Se solo imparassimo da loro, forse, questo mondo diventerebbe un posto un po’ più gentile.