Aspettative irrealistiche: quando la fretta di riuscire ci fa inciampare

“Mi impegno, faccio tutto quello che è necessario per arrivare all’obiettivo ma…  Non sta funzionando.”

Questa è una frase che, come coach, sento dire spesso a chi, dopo aver tentato da solo di raggiungere traguardi importanti, decide di chiedere il mio aiuto.
Non perché il metodo sia sbagliato, ma perché le aspettative iniziali erano talmente alte – o talmente rapide – da non lasciare spazio a quel tempo naturale che ogni cambiamento richiede.

Le aspettative irrealistiche sono come sabbie mobili: all’inizio sembrano innocue, persino motivanti. Poi però, quando i risultati tardano ad arrivare, ci tirano giù nel dubbio, nella frustrazione, nella convinzione di “non essere all’altezza” o peggio ancora, che semplicemente, “non sia possibile per te”.

La storia di Stefano

Stefano è un ragazzo che è venuto da me chiedendo aiuto, perché – parole sue – “nonostante tutto l’impegno, non riesco mai a raggiungere i miei obiettivi”.

Già dopo le prime domande, mi è stato chiaro dove si stava incastrando: non riusciva a dare una giusta tempistica ai suoi obiettivi, né a definire gli step intermedi, necessari per raggiungerli.

Il risultato? Ogni progetto in cui si buttava partiva con grande entusiasmo, ma dopo quattro o cinque mesi lo abbandonava per la frustrazione di non vedere i risultati sperati. Viveva ogni nuova impresa con estremo entusiasmo e tenacia, ma dopo poco tempo, la frustrazione lo portava addirittura a spegnere del tutto quella scintilla iniziale.

Quello che abbiamo fatto insieme, è stato in primis un lavoro per chiarire quale fosse l’obiettivo finale e poi dei micro step intermedi.
Per ognuno di questi passaggi, abbiamo ragionato insieme sulle tempistiche che sarebbero state necessarie per arrivarci, in base alla complessità del traguardo e mettendo in conto anche gli imprevisti che sarebbero potuti capitare.

Infine abbiamo deciso come celebrare ogni progresso, anche minimo. Perché il successo non è un punto d’arrivo magico, ma un viaggio fatto di costanza, cadute e rialzate.

Perché succede?

Viviamo in un’epoca del “tutto e subito”. Le storie di successo che ci ispirano sono spesso raccontate in sintesi, senza le cadute, i tentativi falliti, le attese. Così, quando ci troviamo a fare fatica senza vedere risultati immediati, la mente interpreta questo ritardo come un fallimento personale, non come parte del processo.

Cosa possiamo fare?

1. Rallentare.
Non tutto deve succedere subito. Alcuni obiettivi richiedono mesi, altri anni. Ed è normale così.

2. Fare microstep.
Un obiettivo grande senza microstep è come una montagna senza sentiero: ti scoraggi ancora prima di iniziare. I piccoli passi danno struttura, visione e soddisfazione.

3. Osservare i segnali di progresso.
Non tutto è misurabile in risultati visibili. A volte stai crescendo dentro, cambiando abitudini, facendo spazio a nuove prospettive.

4. Coltivare la fiducia.
Non serve fare tutto perfettamente, serve continuare. La perseveranza è la chiave che sblocca ciò che oggi sembra lontano.

In conclusione

Le aspettative non sono il nemico, ma vanno educate. Vanno messe in dialogo con la realtà, con il tempo, con la complessità della vita. Perché crescere non è una corsa contro il tempo, ma un viaggio da vivere con presenza e fiducia.

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